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ALIMENTATORE VARIABILE |
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INTRODUZIONE Nel laboratorio d’elettronica, l'alimentatore stabilizzato è un dispositivo assolutamente indispensabile tanto quanto lo sono il tester ed il saldatore. La sorgente d’energia che questo rappresenta, deve possedere quelle caratteristiche che, di volta in volta rendono necessarie all'operatore, secondo il suo preciso indirizzo professionale. In ogni caso, tuttavia, l'alimentatore deve essere in grado di erogare tensioni e correnti continue ben stabilizzate regolabili entro una gamma di maggior interesse per le attività che si debbono svolgere e totalmente prive di segnali di disturbo. Se poi il lavoro da compiere è vario e complesso un solo alimentatore, nel laboratorio, non basta più. Ma il dilettante deve possederne almeno uno particolarmente adatto al collaudo e alla messa a punto delle proprie apparecchiature, con l'assoluta certezza che queste siano alimentate in modo corretto e costante senza la preoccupazione delle variazioni incidentali. Dunque, l'alimentatore del dilettante deve vantare talune qualità tecniche che non sempre appaiono conglobate nei comuni apparati di tipo commerciale, di prezzo accessibile a tutte le borse e verso i quali spesso si orientano i nostri lettori. Pertanto, la soluzione del progetto auto realizzato consente, ancora una volta, di raggiungere i due obiettivi più ambiti degli appassionati d’elettronica: il risparmio ed il più completo conforto tecnico, quello maggiormente auspicato e programmato. Ma vediamo, qui di seguito, quali debbono essere le fondamentali caratteristiche di un alimentatore dilettantistico.
CARATTERISTICHE TECNICHE:
Nella
maggior parte dei casi, il laboratorio anche quello professionale,
necessitano di tensioni continue, regolabili fra pochi volt e i 12 V,
con correnti a volte superiori ai 2 A. Dunque l'alimentatore più adatto
è quello che dispone in uscita di tali valori e che rimane sempre
protetto dai cortocircuiti, i quali diventano una regola in sede di
prove e collaudi. D'altra parte, la protezione contro i cortocircuiti
deve limitarsi alle correnti non superiori ai 5 A, onde ridurre gli
eventuali danni alle apparecchiature in prova e, in modo particolare,
per evitare che l'alimentatore si guasti. Inoltre, la tensione in uscita
deve essere perfettamente "pulita", in altre parole priva
d’ogni elemento disturbatore. Perché, se tale condizione viene a
mancare, il funzionamento dei circuiti in prova o in riparazione può
venir alterato al punto da sollevare, nella mente dell'operatore,
fantasiose ipotesi e disorientamenti che fanno perdere inutilmente del
tempo prezioso. E questo stesso rilievo si estende pure ai circuiti
logici, anche se l'alimentazione di questi può avvenire con sistemi
meno "puliti". Quando si parla di rumore elettrico, occorre
distinguere quello a bassa frequenza da quello ad alta frequenza. Il
primo, di solito, è valutato intorno ai 50 - 100 Hz, con le relative
armoniche, il secondo si estende dai pochi chilohertz in su. Il rumore
di bassa frequenza disturba soprattutto le prove audio e, pur essendo
facilmente riconoscibile tramite un buon oscilloscopio, è difficile da
eliminare, perché un filtro d’alimentazione per queste frequenze
impone l'uso di grossi condensatori elettrolitici e bobine di notevoli
dimensioni che costano molto ed alterano assai spesso i valori delle
tensioni quando l'alimentatore è sotto carico, rendendo poco efficaci
le protezioni. Infatti, anche se queste limitano il flusso di corrente,
tutta l'energia accumulatasi nei condensatori elettrolitici si riversa
in ogni caso sui circuiti collegati. |
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