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INTRODUZIONE
I
diodi zener occupano uno spazio di grande rilievo nel mondo dei
semiconduttori. Principalmente perché con essi si realizza la maggior
parte dei circuiti stabilizzatori, secondariamente perché sono
componenti assai semplici ed economici, dotati di due elettrodi, il
catodo e l'anodo, come ogni altro modello di diodo.
Esteriormente,
il diodo zener può assumere forme ed espressioni diverse, ma la sua
composizione interna riflette sempre il medesimo concetto strutturale:
quello caratteristico di un diodo a semiconduttore, costruito con una
ben precisa geometria ed opportuno drogaggio, allo scopo di sopportare,
senza subire danni, un determinato valore di tensione inversa applicata
ai suoi terminali. Ovvero una tensione che polarizza il diodo in senso
contrario, con l'anodo sulla linea di alimentazione negativa ed il
catodo su quella positiva.
SIMBOLO
E FISICA DELLO ZENER
Anche
se con gli esperimenti precedentemente descritti si è dimostrato che il
diodo a semiconduttore si comporta da elemento stabilizzatore di
tensione, in pratica, per svolgere questa importante funzione, si
ricorre ad uno speciale diodo, appositamente concepito, denominato diodo
zener.
In figura 4 sono rappresentati, sulla sinistra, il diodo
zener nella sua configurazione esteriore, mentre a destra e' riportato il simbolo elettrico
dello zener universalmente adottato nella composizione degli schemi
teorici.
Fig.
4 - configurazione reale di un diodo
zener e il simbolo elettrico
dello zener
Come si può osservare, il catodo è facilmente
individuabile tramite l'anello-guida riportato in prossimità
dell'elettrodo omonimo. Riprendiamo ora il concetto, appena formulato
all'inizio, della tensione inversa richiesta dal funzionamento del diodo
zener. E’ da ricordare che uno dei parametri caratteristici dei diodi
a semiconduttore è la tensione
inversa massima che sono in grado di sopportare. Il diodo, quando
polarizzato in senso inverso, aumenta la tensione di barriera
ostacolando il flusso di corrente. Ma è puro vero che questo concetto è valido sino
a precisi valori di tensione di polarizzazione, dato che, da un certo
punto in poi si manifesta la
distruzione totale del componente.
Si suole anche dire che, una volta superata la massima tensione inversa,
si incontra una zona di forte conduzione che, generando una reazione a
catena, conduce rapidamente il diodo alla sua distruzione.
Tuttavia,
drogando fisicamente il cristallo di silicio, cioè aggiungendo ad esso
alcune impurità, è possibile controllare la reazione a catena in modo
da evitare la rottura del diodo; ma è ovvio che il drogaggio del
silicio non basta, perché occorre provvedere pure ad una limitazione
della corrente che scorre attraverso il componente tramite opportune
resistenze. Dunque, il componente così concepito prende il nome di diodo
zener e la tensione inversa massima è chiamata tensione
di zener. La zona, invece, in cui il diodo può tranquillamente
lavorare, senza autodistruggersi, assume il nome di zona di breakdown.
Concludiamo affermando, ancora una volta, che il diodo zener deve essere
polarizzato inversamente e che esso non conduce corrente finché la
tensione applicata ai suoi elettrodi è inferiore a quella di lavoro.
Quanto finora detto, per
essere correttamente memorizzato deve trovare una precisa applicazione
pratica, con valore sperimentale e finalità didattica. Il quale viene costruito con una intrinseca tensione di lavoro,
che è quella tipica di stabilizzazione. Per esempio: 2,7 V - 3,3 V - 4.7 V , 6V-6,1V-7,2V-9,1V-10V e così via
in una gamma di valori che si estende da 0,78 V a 20V circa.
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