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Per assimilare il concetto di reattanza induttiva,
occorre riprendere, sia pure parzialmente, un argomento già trattato in
altra occasione, quello dell'elettromagnetismo, con un particolare
riferimento agli effetti che le correnti variabili producono sui
conduttori elettrici. Tuttavia, prima di entrare nel vivo di questa
nuova lezione teorico-pratica di elettronica, dobbiamo aprire uno spazio
per introdurre una grandezza fisica caratteristica delle bobine:
l'induttanza. Perché soltanto attraverso la conoscenza di questa, si
può pervenire alla definizione esatta della reattanza induttiva.
Come avviene per il condensatore, che rimane
caratterizzato da un certo valore capacitivo, così accade per la bobina
e, più in generale, per tutti gli avvolgimenti elettrici, che vantano
una propria induttanza. E questa è tanto più grande quanto maggiore è
il numero di spire che compongono la bobina. Inoltre essa aumenta coll'aumentare
del diametro dell'avvolgimento, col diminuire della sezione del filo e
con l'aumentare della permeabilità del nucleo, se questo esiste. Ma
dipende pure dal rapporto tra diametro e lunghezza dell'avvolgimento,
dal tipo di avvolgimento, da quello del conduttore, che può essere
monofilare o multifilare e dalla spaziatura tra spira e spira.
Anche l'induttanza, come ogni altra grandezza
elettrica, vien definita tramite un'unità di misura, I'henry (abbrev.
H) e i sottomultipli di questo.
H = henry
mH = millihenry (millesimo di H)
uH = microhenry (milionesimo di H)
L'induttanza ha per simbolo la lettera L, come
si può osservare in figura 1, nella quale, in alto, è riprodotto il
segno grafico di una bobina munita di nucleo, in basso quello di una
bobina avvolta in aria.

Fig. 1 - Simboli e sigle normalmente impiegati per
segnalare le induttanze. Quella riportata più in alto si riferisce ad
una bobina munita di nucleo ferromagnetico, quella disegnata in basso
indica una bobina avvolta in aria.
Negli apparecchi radio si possono trovare bobine,
avvolte su nuclei di ferrite. con valore di induttanza elevato, per
esempio di 10 H; ma se ne trovano altre, più piccole, montate nei
circuiti di alta frequenza, il cui valore oscilla fra il centinaio di
microhenry (uH), quando si tratta di bobine per onde medie, e di uno o
due microhenrv ( uH), quando le bobine sono adibite alla ricezione delle
onde corte: mentre quelle per le onde cortissime presentano
un'induttanza molto bassa, di un decimo di microhenry (uH) circa.
Quando una corrente elettrica variabile, per esempio
quella alternata, attraversa il filo conduttore che compone una
qualsiasi bobina, questa si avvolge spontaneamente di un campo
elettromagnetico variabile, ovvero di una serie di linee di forza
magnetiche, concatenate con la bobina stessa, le quali autoinducono una
forza elettromotrice che va sotto il nome di "tensione autoindotta".
E questa tensione assume un verso contrario a quello della tensione che
l'ha generata, rivelandosi come una forza di inerzia o, meglio, di
particolare resistenza al passaggio della corrente elettrica variabile.
Tale resistenza. che nulla ha a che vedere con quella ohmmica, assume il
nome di "reattanza induttiva" e si esprime, analiticamente,
tramite la seguente formula:
XL = 2 x π x f x
L
nella quale "f" misura la frequenza della
corrente variabile che attraversa l'avvolgimento, mentre "L"
ne misura l'induttanza.
Se la frequenza "f" viene espressa in hertz
(Hz) e l'induttanza in henry (H), la reattanza induttiva è misurata in
ohm, come avviene nelle resistenze elettriche, anche se con queste, lo
ripetiamo, la reattanza induttiva non ha nulla a che fare.
Analizzando la formula già citata della reattanza
induttiva, si può affermare che questa aumenta quando aumentano la
frequenza della corrente che percorre I'avvolgimento e l'induttanza di
esso.
È ovvio che, rappresentando la reattanza induttiva
un ostacolo al passaggio della corrente. questa provochi, alla stessa
stregua dei condensatori, una certa caduta di tensione nei circuiti in
cui sono presenti bobine o, comunque, avvolgimenti. Ma una tale caduta
di tensione avviene, almeno teoricamente, senza dissipare potenza
elettrica. Perché la bobina immagazzina energia elettromagnetica,
quando la corrente aumenta di intensità, e la restituisce quando la
corrente diminuisce o cessa di scorrere.
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